ll tasso di passaggio degli studenti dei diplomati della scuola superiore all’università è fortemente diminuito negli ultimi anni.
Nell’anno accademico 2002/2003 oltre 72 studenti su 100, svolta la maturità, si immatricolavano in università. Dal 2003/2004 il dato è stato in calo, fino al 61,3% del 2010/2011 e al 60,9% del 2011/2012.
Gli effetti della Legge 240/2010 (cosiddetta “Legge Gelmini”) si sono fatti sentire con immediatezza, successivamente al taglio dei finanziamenti all’università e alla liberalizzazione delle tasse universitarie del 2011: nel 2012/2013, in un solo anno, si è perso il 10% degli studenti che passava dalla scuola superiore all’università.
L’ultimo dato disponibile è quello del 2015/2016: il 50,3% degli studenti delle scuole superiori passa all’università. In 13 anni si è passati dall’avere quasi 3 diplomati su 4 in università all’averne appena 1 su 2.

Un dato significativo, riguardante l’anno accademico 2015/2016, è il dato degli studenti che proviene da una regione diversa da quella in cui studia. Già il dato nazionale fotografa una situazione in cui il 75% degli studenti studia nella regione in cui risiede, mentre il 25% proviene da una regione diversa. Il dato, però, è disomogeneo sul territorio nazionale: varia dal 50% degli studenti residenti nella stessa regione del Trentino Alto-Adige al 98% della Sardegna.
Focalizzando l’attenzione sulla provenienza da altra provincia, invece, la situazione cambia: a livello italiano il 48% degli studenti studia nella stessa provincia in cui risiede, mentre il 52% proviene da una provincia diversa.

Negli anni la percentuale di studenti fuori sede è aumentata, anche se sta registrando una lieve flessione negli anni successivi al 2010/2011, con un nuovo aumento degli studenti pendolari. Nel 2003 il 22% degli studenti era fuori sede, il 55% erano studenti pendolari, il 23% erano studenti in sede. Nel 2011 i fuori sede sono diventati il 28,7%, i pendolari il 50,1% e gli studenti in sede il 21,2%.

Negli anni più recenti, in concomitanza al manifestarsi della crisi economica, il pendolarismo è stato adottato come una “strategia di sopravvivenza” da parte dei studenti e famiglie in condizioni socio-economiche svantaggiate, che non hanno rinunciato a investire nella formazione, ma hanno modificato scelte e comportamenti, continuando ad assegnare un valore centrale all’istruzione come vettore di mobilità sociale (sedi di studio più vicine anche se di minor prestigio, rinuncia al trasferimento a favore di una meno costosa mobilità giornaliera).